Il capitalismo non nasce soltanto dal lavoro e dal risparmio. Per Werner Sombart, anche il desiderio di bellezza, raffinatezza e lusso ha contribuito a costruire la modernità.
Siamo abituati a pensare che il capitalismo sia nato grazie al lavoro, al risparmio e alla disciplina.
Una delle interpretazioni più note è quella di Max Weber, che collega il suo sviluppo all’etica protestante e alla valorizzazione dell’ascesi e del controllo di sé.
Ma esiste un’altra prospettiva.
Secondo Werner Sombart, il capitalismo non nasce soltanto dal rigore morale.
Nasce anche dal desiderio di bellezza, raffinatezza e distinzione.
Un’altra origine della modernità
Nel suo libro Lusso e capitalismo, pubblicato nel 1913, Sombart propone una tesi sorprendente.
La domanda di beni preziosi e sofisticati ha contribuito allo sviluppo delle manifatture, alla specializzazione produttiva, all’innovazione tecnica e all’espansione dei commerci.
Il superfluo, dunque, non è soltanto ciò che eccede il necessario.
Può diventare una forza capace di trasformare l’organizzazione economica.
Le corti e il consumo aristocratico
Per comprendere questa tesi occorre guardare all’Europa tra Rinascimento ed età moderna.
Le corti aristocratiche e monarchiche richiedevano tessuti pregiati, sete, velluti, gioielli, mobili raffinati, profumi e abiti riccamente decorati.
Soddisfare questa domanda significava perfezionare tecniche, organizzare produzioni complesse, mobilitare artigiani e mercanti, creare reti commerciali sempre più ampie.
Il lusso non era soltanto ostentazione.
Era anche domanda di prodotti nuovi, difficili da realizzare e capaci di sollecitare competenze specializzate.
Desiderio, moda e produzione
Sombart attribuisce particolare importanza alla cultura cortese, alla seduzione e al ruolo della moda.
Il desiderio di rappresentarsi socialmente e di distinguersi alimenta la ricerca di oggetti sempre più raffinati.
Moda, amore e consumo entrano così nella sua interpretazione della genesi del capitalismo.
La modernità economica non nasce soltanto dalla rinuncia ai piaceri.
Accanto all’ascesi descritta da Weber, Sombart colloca il fascino del superfluo.
Il lusso come laboratorio
Beni destinati inizialmente a pochi hanno spesso richiesto nuove lavorazioni, materiali più raffinati e tecniche produttive più complesse.
In questa prospettiva, il lusso può essere osservato come un laboratorio di sperimentazione.
Non perché ogni oggetto superfluo produca necessariamente progresso, ma perché la ricerca di ciò che è raro, sofisticato e desiderabile può spingere la produzione oltre ciò che è già noto.
È qui che la tesi di Sombart conserva la propria forza.
L’economia non si sviluppa soltanto per soddisfare bisogni essenziali.
Può essere messa in movimento anche dal desiderio di ciò che supera la necessità.
Se anche il superfluo ha contribuito a costruire la modernità, possiamo davvero separare la storia dell’economia dalla storia dei nostri desideri?
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Dario Polatti
Sociologo della comunicazione
Geografie dell’umano