Le parole con cui guardiamo il corpo degli altri possono trasformarsi in strumenti di giudizio, vergogna e costruzione dell’identità .
Ci sono parole che non si limitano a descrivere.
Feriscono.

Entrano lentamente nella percezione di sé fino a modificare il modo in cui una persona si guarda, si sente, si espone al mondo.
Per questo il recente pronunciamento della Corte di Cassazione sul body shaming in ambito familiare non riguarda soltanto il diritto. Riguarda il modo in cui costruiamo le relazioni e il valore che attribuiamo ai corpi.
Secondo la sentenza, umiliare ripetutamente un figlio o una figlia attraverso offese legate all’aspetto fisico può configurare il reato di maltrattamenti in famiglia.
Non si tratta semplicemente di parole dette male.
Quando le parole entrano nell’identitĂ
Il linguaggio costruisce realtĂ .
Quando un bambino cresce in uno spazio relazionale in cui il proprio corpo viene associato alla vergogna, al disgusto o all’inadeguatezza, la conseguenza non è soltanto una sofferenza momentanea. Può formarsi uno sguardo interiore ferito.
Il body shaming agisce proprio così: trasforma il corpo da luogo dell’esistenza a oggetto da giudicare.
E spesso accade dentro relazioni quotidiane considerate normali.
«Sei ingrassato.»
«Guardati.»
«Così fai schifo.»
Parole ripetute magari con leggerezza possono diventare specchi deformanti attraverso i quali una persona impara a guardare se stessa.
Il corpo come luogo del riconoscimento
Si dice spesso che chi umilia sia stato, a sua volta, umiliato. Può essere vero. Ma comprendere l’origine di un comportamento non significa giustificarne le conseguenze.
Soprattutto quando a essere colpito è un minore.
Molte persone portano per anni le tracce delle parole ricevute nell’infanzia: vergogna, senso di inadeguatezza, paura del giudizio, difficoltà ad abitare serenamente il proprio corpo e le proprie relazioni.
In una società dominata dall’immagine, il corpo rischia continuamente di essere ridotto a una superficie da valutare. Quando questo sguardo giudicante entra nelle relazioni familiari, la ferita può diventare ancora più profonda, perché colpisce proprio nel luogo in cui dovrebbe nascere il riconoscimento.
Ogni persona ha bisogno di essere guardata senza essere umiliata. Di sentirsi accolta prima ancora che valutata.
Per questo il body shaming non riguarda soltanto l’estetica.
Riguarda il potere delle parole, il riconoscimento e la possibilitĂ di abitare il proprio corpo senza vergogna.
Quale sguardo stiamo consegnando agli altri attraverso le parole che usiamo?
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Dario Polatti
Sociologo della comunicazione
Geografie dell’umano