Quando abbiamo imparato che bello significa senza difetti?
Viviamo circondati da superfici lisce.
Volti corretti. Corpi levigati. Oggetti senza tracce. Immagini ripulite da tutto ciò che potrebbe apparire fuori posto.
La perfezione sembra essere diventata uno dei criteri attraverso cui riconosciamo la bellezza. Ciò che è simmetrico, integro, giovane, controllato tende ad apparirci desiderabile.
Una crepa, una ruga o un’irregolarità vengono invece più facilmente percepite come qualcosa da correggere.
Ma quando abbiamo imparato a guardare in questo modo?

Imparare a vedere il difetto
Una crepa non è naturalmente brutta. È una frattura, un segno sulla superficie. Siamo noi ad attribuirle un valore.
In alcuni contesti indica incuria. In altri racconta il tempo. Può diminuire il valore di un oggetto oppure renderlo unico.
Lo stesso accade con il corpo. Una ruga può essere letta come perdita di giovinezza, una cicatrice come imperfezione, un’asimmetria come distanza da un modello.
Non è il segno a possedere interamente il proprio significato.
È lo sguardo che lo incontra dentro una cultura.
Quando la crepa cambia significato
L’estetica giapponese del wabi-sabi offre un modo diverso di osservare le forme. Ciò che è incompleto, irregolare e attraversato dal tempo non viene necessariamente considerato qualcosa da nascondere.
Una superficie consumata può mostrare la propria durata. Un oggetto imperfetto può rendere visibile il gesto che lo ha costruito. Una forma irregolare può sottrarsi alla ripetizione.
La crepa rimane una crepa.
Ciò che cambia è il modo in cui viene guardata.
La bellezza non risiede soltanto nelle cose. Prende forma anche nei sistemi di valore attraverso cui impariamo a riconoscerle.

La perfezione come costruzione
Ogni epoca costruisce le proprie immagini desiderabili, le ripete e le trasforma in riferimenti.
Oggi corpi, volti e oggetti vengono continuamente mostrati, confrontati, corretti. Poco alla volta alcune forme diventano familiari.
E ciò che è familiare può iniziare ad apparire naturale.
Un volto senza rughe, una pelle uniforme, un corpo proporzionato secondo determinati criteri.
Non abbiamo necessariamente scelto questi modelli. Li abbiamo incontrati così tante volte da imparare a riconoscerli.
Forse anche il nostro sguardo possiede delle abitudini.
Ciò che il tempo rende visibile
Il tempo modifica le forme. Consuma, incide, lascia tracce.
La cultura della perfezione tende spesso a leggere questi segni come una perdita. Ma potremmo guardarli diversamente.
Un tavolo consumato nel punto in cui qualcuno ha appoggiato le mani per anni. Una pietra levigata dal passaggio. Un volto sul quale alcune espressioni sembrano essere tornate migliaia di volte.
Il tempo non aggiunge necessariamente bellezza.
Rende visibile la relazione tra una forma e ciò che l’ha attraversata.

Guardare ciò che non coincide
Forse l’imperfezione ci inquieta perché interrompe una previsione. Ci aspettiamo una linea e ne incontriamo un’altra. Cerchiamo una simmetria e troviamo una differenza.
La forma non coincide con il modello che avevamo imparato ad aspettarci.
Eppure proprio quella distanza può costringerci a guardare più a lungo.
Non perché ogni imperfezione sia bella. Ma perché ciò che non coincide con le nostre attese può rendere visibile il modo in cui abbiamo imparato a guardare.
Forse la bellezza dell’imperfezione comincia proprio qui.
Non nella celebrazione della crepa.
Nel momento in cui ci accorgiamo che avevamo già deciso che cosa fosse un difetto.
Quando diciamo che qualcosa è imperfetto, stiamo descrivendo ciò che vediamo o la distanza dal modello che abbiamo imparato a considerare bello?
Continua l’esplorazione
➡️ 🟨 La bellezza comincia quando lo sguardo cambia
Scopri come la bellezza non dipenda soltanto dalle forme, ma dal modo in cui impariamo a guardarle.
➡️ 🟨 Io sono bellezza
Rifletti su come il valore del nostro corpo possa nascere da uno sguardo che non cerca la perfezione, ma riconosce una storia.
➡️ 🟧 Bellezza e cura. Che cosa significa custodire?
Esplora come prendersi cura del corpo significhi custodirlo, non correggerlo continuamente.
📍 Ti trovi nella 🟨 Mappa della Bellezza
Dario Polatti
Sociologo della comunicazione
Geografie dell’umano