Un laboratorio universitario non è la simulazione protetta di un mestiere, ma un territorio di attrito e di ricerca viva. Un luogo in cui il pensiero teorico e sociologico deve misurarsi direttamente con la resistenza della materia, con la drammaturgia dello spazio reale e con la presenza fisica del corpo.
Nel 2009, in occasione del centenario del Futurismo, abbiamo scelto di non celebrare l’avanguardia come un reperto museale inerte, ma di riattivarne la carica sovversiva. Con gli studenti del Laboratorio di Organizzazione di eventi nel campo della Moda del corso di laurea STArS (Scienze e Tecnologie delle Arti e dello Spettacolo) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, è nato Futurismoda: un progetto performativo ideato per scardinare i rituali rassicuranti della passerella e riscoprire l’abito come dispositivo critico, plastico ed espressivo.
La moda futurista: dal conformismo all’estetica dell’azione
Per il Futurismo, l’abito non è mai stato un semplice ornamento borghese o uno strumento di distinzione sociale passiva. Al contrario, come teorizzavano Giacomo Balla nel Manifesto del vestito antineutrale (1914) ed Ernesto Michahelles (Thayaht) con l’invenzione della TuTa universale (1920), l’abbigliamento rappresentava una vera e propria architettura dinamica: un’estensione plastica del corpo capace di trasformare chi lo indossa in un centro irradiatore di energia, movimento e rottura visiva.
La moda futurista distrugge la simmetria rassicurante, rifiuta i colori spenti e neutrali, ripudia la staticità delle forme classiche per abbracciare l’asimmetria aggressiva, i contrasti cromatici violenti e l’ibridazione con i materiali della civiltà industriale. Non si tratta di vestire un corpo, ma di metterne in scena la potenza vitale e il continuo attrito con la modernità.
In Futurismoda, questa lezione storica è diventata metodo progettuale: le eccentricità del vestire non sono state concepite come puro virtuosismo esteriore, ma come slancio provocatorio verso il futuro, come esplorazione di un’emotività immaginativa che rifiuta l’omologazione per fondare un’autentica estetica della sensazione.
La materia che stride: dalla segnaletica al cantiere del corpo
Il lavoro laboratoriale degli studenti si è concentrato sulla risignificazione radicale di materiali industriali, elementi meccanici e segnaletica da cantiere, convertiti in armature scultoree e linguaggi visivi contemporanei:

La segnaletica e il pericolo: coni stradali trasformati in copricapi conici scultorei, gilet catarifrangenti ad alta visibilità e cartelli di pericolo rielaborati su top e corsetti, capaci di ridefinire il confine tra indumento umano e codice di allerta urbano.
Stravaganze stilistiche curate da Petra Trombini.

Le linee-forza metalliche e cinetiche: spirali di filo d’acciaio, molle industriali e strutture concentriche flessibili avvolte attorno alla vita e alle spalle, nate per rendere tangibile nello spazio la traiettoria del movimento e le linee-forza teorizzate da Boccioni.

L’archetipo operaio della tuta: tute d’officina e caschi da cantiere riletti attraverso tagli sartoriali netti e accostamenti a giacche scure da sera, in un cortocircuito che evoca tanto la tuta di Thayaht quanto la nobilitazione estetica del gesto lavorativo.

Le allegorie del tempo moderno: abiti-manifesto inneggianti ai miti fondativi del Novecento – la velocità, il viaggio, la macchina e il lavoro industriale – affiancati dalle raffinate proposte futuriste della Boutique Giulia.

Abito realizzato da Irene Sarzi Amadè in polietilene dei sacchetti della spazzatura che rilegge l’archetipo dell’abito da sera attraverso un radicale cortocircuito materico, trasformando in alta sartoria.
Lo spazio dell’officina: la Carrozzeria Fiume

Per sottrarre la moda alla dimensione ovattata e commerciale, l’evento ha trovato la propria collocazione naturale all’interno della Carrozzeria Fiume di Brescia, grazie alla generosa collaborazione di Anna Maria Gandolfi.

- La passerella è stata allestita poggiando direttamente su pile di copertoni d’auto, segnando un percorso ruvido e materico.
- I ponteggi edili in legno e metallo hanno sostituito le quinte teatrali tradizionali.
- I fari industriali, l’odore penetrante delle vernici e la polvere dell’officina sono diventati parte integrante della percezione sensoriale dello spettatore.
La carrozzeria è per eccellenza il luogo dove la materia grezza viene battuta, sagomata, verniciata e rigenerata; è lo spazio fisico del design avveniristico e della metamorfosi funzionale. L’officina si è trasformata in un cantiere scenico totale:
L’opera d’arte totale: suono, gesto e attrito scenico
Nel pieno spirito delle “serate futuriste”, Futurismoda ha rifiutato la linearità passiva della sfilata per configurarsi come un evento sinestetico e polifonico, dove moda, teatro, musica e danza hanno concorso alla medesima deflagrazione espressiva.

I corpi delle modelle e dei performer si muovevano nello spazio guidati dalle incursioni sceniche e coreografiche di Marta Azzurra Brognoli, mentre le distorsioni dal vivo della chitarra elettrica di Luca Galletti scandivano il ritmo sonoro con timbri acidi, metallici e serrati. L’arte ha incontrato la vita quotidiana e produttiva, restituendo al gesto performativo la sua autentica dimensione di energia, sostanza e corpo.
Pedagogia del fare e senso del laboratorio
Chiedere agli studenti di ideare e realizzare un evento come Futurismoda significa andare oltre l’acquisizione nozionistica. Significa educarli all’attrito con la realtà: negoziare uno spazio produttivo, confrontarsi con la manualità dei materiali da cantiere, coordinare maestranze, luci, musiche e linguaggi visivi.
Quando la didattica smette di essere compiacente e propone sfide radicali, i giovani rispondono abbandonando ogni stasi conformista, dimostrando che la ricerca del nuovo e del “formidabile” è un’attitudine viva che attende soltanto di trovare un terreno fertile su cui manifestarsi.
Crediti e ringraziamenti
- Direzione del progetto: Dario Polatti
- Organizzazione: Studenti del Laboratorio di Organizzazione di eventi nel campo della Moda – STArS, Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia
- Assistente al progetto: Walter Spelgatti
- Styling: Petra Trombini, Irene Sarzi Amadò, Lab. Moda STArS
- Performance: Marta Azzurra Brognoli (teatro e danza), Luca Galletti (chitarra elettrica)
- Partecipazione speciale: Giulia Boutique (Coccaglio)
- Ospitalità e collaborazione: Carrozzeria Fiume (Anna Maria Gandolfi)
- Produzione e allestimento: Aldo Pollonio S.p.A., Autodemolizioni Massardi, Image Time Agency
- Progetto grafico: Girosedici, Antonio Chiesa
- Fotografia: Cosimo Concilio
- Stampa: Tipografia Grafica Sette
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Dario Polatti
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