Studiare la storia del design attraverso gli oggetti
Quando pensiamo a una fiera immaginiamo aziende, prodotti e mercato. Negli anni in cui ho diretto la Divisione Fashion di Machina – Lonati Fashion and Design Institute, ho cercato di darle anche un altro significato: trasformarla in un luogo dove il design potesse essere osservato, interpretato e studiato.
Da questa idea è nato il progetto Design & Emotion, realizzato insieme all’architetto Paolo Mestriner, con la collaborazione di Piera Gandini, in occasione di Brescia Casa.
L’obiettivo è stato quello di affiancare alla dimensione commerciale un percorso culturale capace di mettere in dialogo impresa, design e formazione. Grazie alla disponibilità di Flos, Galleria Minini, Stile e Serafino Zani, la mostra ha riunito una significativa selezione di opere del design italiano, costruendo un itinerario che ha attraversato oltre cinquant’anni di storia del progetto.
Più che raccontare la storia del design, la mostra ha invitato a comprenderla attraverso gli oggetti che l’hanno resa concreta.

Il design si comprende davanti agli oggetti
Per gli studenti di Machina questa mostra ha rappresentato molto più di una visita.
Ha offerto l’opportunità di osservare da vicino opere che fino a quel momento avevano conosciuto soltanto attraverso libri, lezioni e fotografie. La storia del design italiano è uscita dalle pagine dei manuali per trasformarsi in un’esperienza diretta.
Ogni oggetto custodisce una parte della cultura del proprio tempo. Racconta il modo di abitare, di lavorare, di comunicare e di immaginare il futuro. Per questo il percorso espositivo non ha seguito soltanto un criterio cronologico, ma ha proposto una lettura nella quale ogni opera diventava testimonianza dell’evoluzione della società.
Un viaggio nella storia del design italiano
Il percorso è iniziato con Giò Ponti e la sua Superleggera, una delle opere più rappresentative del design italiano. Essenziale nella forma e innovativa nella struttura, continua ancora oggi a rappresentare un equilibrio straordinario tra leggerezza, funzione ed eleganza.

Con Marco Zanuso e i fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni, il design ha mostrato come ricerca progettuale, innovazione tecnologica e produzione industriale possano dialogare tra loro.
Con Ettore Sottsass lo sguardo si è spostato oltre la funzione. Gli oggetti sono diventati linguaggi capaci di raccontare valori, emozioni e trasformazioni culturali.

La ricerca di Sottsass è proseguita nelle ceramiche e nei totem, dove il progetto si è aperto al dialogo con l’arte e con la dimensione simbolica.

Con la libreria Carlton, progettata nel 1981 per il gruppo Memphis, il design ha superato i confini del razionalismo proponendo un linguaggio nuovo, fatto di colore, libertà compositiva e ironia.

Dalla teoria all’esperienza
Osservare gli oggetti originali significa coglierne proporzioni, materiali, dettagli costruttivi e qualità espressive che nessuna fotografia riesce a restituire completamente.
Per gli studenti questa è stata la parte più significativa del progetto. Hanno potuto confrontarsi direttamente con opere che hanno segnato la storia del design italiano, comprendendo come dietro ogni oggetto convivano ricerca, cultura, tecnologia, impresa e visione progettuale.
Il design ha così smesso di essere soltanto un argomento di studio per diventare un’esperienza vissuta.


Costruire cultura attraverso le relazioni
Una mostra non custodisce soltanto oggetti.
Custodisce relazioni.
La collaborazione con Paolo Mestriner, il sostegno di Piera Gandini e la disponibilità delle aziende che hanno messo a disposizione opere delle proprie collezioni hanno reso possibile un progetto nel quale formazione, cultura e impresa hanno trovato un terreno comune.
L’esperienza ha dimostrato che una fiera può diventare molto più di uno spazio espositivo. Può trasformarsi in un luogo nel quale il patrimonio del design italiano viene condiviso, interpretato e trasmesso alle nuove generazioni.
Per gli studenti è stata l’occasione per comprendere che gli oggetti non raccontano soltanto la storia del design. Raccontano anche la storia della società che li ha prodotti.
Possiamo davvero comprendere la storia del design senza incontrare gli oggetti che l’hanno costruita?
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Dario Polatti
Sociologo della comunicazione
Geografie dell’umano