Di bianco vestita

Quando un materiale dimenticato torna a raccontare il presente.

La moda non è soltanto superficie.

Gli abiti, i materiali, i colori raccontano il modo in cui una società guarda se stessa, interpreta il proprio tempo e immagina il futuro.

È da questa convinzione che nasce il lavoro progettuale del Laboratorio di Organizzazione di eventi nel campo della moda del corso STArS – Scienze e Tecnologie delle Arti e dello Spettacolo dell’Università Cattolica di Brescia.

Ogni progetto diventa un luogo di osservazione.

Un modo per utilizzare la moda come linguaggio culturale.

Un materiale dimenticato

Di bianco vestita nasce dall’incontro con un materiale poco conosciuto e da una domanda.

Può un tessuto raccontare una storia?

La fibra di latte è ottenuta dalla caseina, la proteina del latte.

La sua storia attraversa la ricerca tessile italiana degli anni Trenta del Novecento, quando scienza, creatività e produzione industriale sperimentavano nuovi materiali e nuove possibilità.

Riprendere oggi quella fibra significa riportare nel presente una storia quasi dimenticata.

Ma significa anche interrogarla.

Perché i materiali non sono mai soltanto materia.

Portano con sé idee, valori, immaginari.

La scelta del bianco diventa simbolo di essenzialità, naturalità e ricerca.

Il bianco come linguaggio

Da questa suggestione nasce una sfilata interamente dedicata al bianco.

Non un colore neutro.

Un linguaggio.

Il bianco evoca purezza, essenzialità, silenzio.

Ma richiama anche un preciso immaginario estetico: l’eleganza femminile degli anni Trenta.

Linee misurate.

Drappeggi.

Equilibrio delle forme.

Una raffinatezza che non ha bisogno di ostentazione.

Gli studenti hanno lavorato su questo immaginario reinterpretandolo attraverso uno sguardo contemporaneo.

Il passato non viene riprodotto.

Viene attraversato.

Quando la materia prende forma

La sfilata, realizzata in Piazza Paolo VI a Brescia, ha portato nello spazio urbano una collezione di abiti realizzati in fibra di latte.

È nel movimento dei corpi che il materiale rivela pienamente le proprie qualità.

La morbidezza.

La luminosità naturale.

La possibilità del drappeggio.

La fibra diventa forma.

La forma diventa immagine.

L’immagine diventa racconto.

La sfilata Di bianco vestita in Piazza Paolo VI a Brescia.

Progettare significa assumersi una responsabilità

La sostenibilità non è soltanto una proprietà dei materiali.

È anche un modo di guardare le cose.

Significa interrogarsi sulla loro origine, sulla loro storia, sul valore delle scelte che compiamo.

Per questo Di bianco vestita non nasce semplicemente come una sfilata.

È un esercizio di progettazione culturale.

Gli studenti hanno attraversato tutte le fasi della costruzione dell’evento: dall’ideazione del concept alla realizzazione della sfilata, dall’allestimento alla comunicazione pubblica.

Progettare significa imparare a scegliere.

E ogni scelta costruisce un significato.

Abiti in fibra di latte ispirati all’eleganza degli anni Trenta e realizzati dalla Sartoria Lidia Varetto di Brescia

La moda può allora diventare uno spazio di ricerca.

Un luogo in cui estetica, memoria e responsabilità si incontrano.

Un ringraziamento particolare va alla Sartoria Lidia Varetto di Brescia, che ha realizzato gratuitamente gli abiti della collezione, contribuendo in modo determinante alla costruzione del progetto.

Se anche i materiali hanno una memoria, quanto del futuro dipende dal modo in cui scegliamo di tornare a guardarli?


Continua l’esplorazione

➡️ 🟥 Il linguaggio silenzioso dei vestiti
Scopri come gli abiti comunichino identità, valori e appartenenze ben oltre la loro funzione pratica.

➡️ 🟨 La bellezza che custodisce
Rifletti su come estetica e cura possano diventare forme di responsabilità verso le persone e il mondo.

➡️🟩 Quando il simbolo prende corpo (se confermato tra gli articoli pubblicati)
Esplora come gli oggetti e le forme materiali diventino portatori di significati culturali.


Dario Polatti
Sociologo della comunicazione
Geografie dell’umano