🟦 L’identità negli spazi che abitiamo

Abitare non significa soltanto occupare uno spazio. Significa anche raccontare chi siamo attraverso il modo in cui scegliamo di vivere.

La casa racconta chi siamo

Gli spazi dell’abitare contemporaneo diventano linguaggi attraverso cui raccontiamo identità, sensibilità culturali e stili di vita.

L’espressione bourgeois bohémiens, resa celebre dal sociologo David Brooks, descrive una figura emersa nelle società contemporanee: persone che intrecciano competenze professionali, sensibilità culturale, ricerca estetica e successo economico.

Più che un nuovo stile di consumo, i Bobos rappresentano un diverso modo di costruire la propria identità.

Anche attraverso gli spazi che abitano.

Il progetto Bobos: una scelta di libertà, sviluppato nel Laboratorio di Organizzazione di eventi nel campo della moda del corso STArS dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, in collaborazione con IKEA, nasceva proprio da questa intuizione.

Quattro modi di abitare

Gli studenti hanno progettato quattro ambienti domestici ispirati ad altrettante figure della cultura creativa contemporanea: un web designer, uno stilista tecnologico, un DJ e un regista teatrale.

Quattro professioni.

Quattro immaginari.

Quattro modi diversi di raccontarsi attraverso lo spazio.


Tecnologia, immagini e cultura digitale trasformano lo spazio domestico in un laboratorio creativo.

Moda, progettazione e sperimentazione estetica si intrecciano nella costruzione dell’identità creativa contemporanea.

Musica, luce e cultura pop trasformano la casa in un’esperienza di relazione e socialità.

Oggetti scenici, libri e tessuti fanno dell’abitare una narrazione dell’immaginario personale.

Negli ambienti progettati, oggetti, materiali, luci e tecnologie non svolgevano soltanto una funzione pratica.

Diventavano segni.

La casa smetteva di essere uno spazio privato per trasformarsi in un’estensione della personalità.

Abitare come linguaggio

L’esperienza dei Bobos rende evidente qualcosa che riguarda sempre più il vivere contemporaneo.

Non scegliamo gli oggetti soltanto perché ci servono.

Li scegliamo anche perché ci rappresentano.

Un libro lasciato su un tavolo, una lampada, una tecnologia, un tessuto o il modo in cui organizziamo una stanza partecipano alla costruzione dell’immagine che abbiamo di noi e che offriamo agli altri.

Anche l’abitare diventa così un linguaggio.

Non racconta soltanto ciò che facciamo.

Racconta chi desideriamo essere.

La distinzione sociale non passa più soltanto attraverso il possesso economico. Passa attraverso gusti, competenze culturali, sensibilità estetiche e stili di vita.

La casa diventa uno dei luoghi in cui questa identità prende forma.

Se il modo in cui abitiamo racconta chi siamo, quanto contribuisce anche a trasformare la persona che diventiamo?


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Dario Polatti
Sociologo della comunicazione
Geografie dell’umano