🟨 Il tempo che abbiamo

Il tempo della vita non è soltanto ciò che passa. È ciò che scegliamo di donare a chi amiamo.

Il tempo che abbiamo

Ci comportiamo spesso come se il tempo fosse una risorsa inesauribile.

Rimandiamo una telefonata. Una visita. Una parola che dovremmo dire. Rimandiamo un lo ancora tempo.

E quasi sempre crediamo che quel tempo ci aspetterà.

Ma il tempo non aspetta.

Scorre dentro le nostre giornate mentre siamo occupati a pensare a ciò che dovremo fare domani. E così può accadere che dedichiamo energie a costruire il futuro dimenticando che la vita, nel frattempo, sta accadendo.

Forse il problema non è soltanto quanto tempo abbiamo.

È con chi decidiamo di condividerlo.

La presenza come forma d’amore

Amare qualcuno significa anche esserci.

Non soltanto provare un sentimento, ma trovare il tempo per ascoltare, accompagnare, aspettare, condividere. Perché nessun affetto può vivere soltanto nelle intenzioni.

Possiamo dire di voler bene a una persona e non trovarla mai. Possiamo pensare spesso a qualcuno senza chiamarlo. Possiamo essere sinceramente affezionati e, nello stesso tempo, lasciare che tutto il resto venga prima.

L’amore ha bisogno di tempo perché il tempo è ciò che trasforma un sentimento in presenza.

Dedicare tempo a qualcuno significa dirgli: dentro la mia vita, tu hai un posto.

Non è necessario fare qualcosa di straordinario. A volte è sufficiente sedersi accanto a qualcuno, ascoltare una storia già sentita, fare una passeggiata, bere un caffè senza guardare continuamente l’orologio.

Sono momenti apparentemente piccoli. Ma sono proprio questi a costruire la memoria di una relazione.

La bellezza di ciò che è presente

Forse qui ritorna una delle domande che attraversano anche la riflessione sulla bellezza.

La bellezza non è soltanto qualcosa che appartiene alle cose straordinarie. Può essere la capacità di accorgerci di ciò che abbiamo davanti prima che scompaia.

Una persona amata che parla. Un volto che conosciamo da sempre. Una tavola apparecchiata. Una mano che possiamo ancora stringere.

La familiarità, però, rende facilmente invisibile ciò che abbiamo.

Ci abituiamo alle persone come ci abituiamo ai luoghi nei quali viviamo. Pensiamo che saranno lì anche domani e, proprio perché sono presenti ogni giorno, smettiamo di guardarle davvero.

Forse molte cose diventano preziose quando rischiamo di perderle. Ma allora, qualche volta, è già troppo tardi.

La bellezza dell’esistenza non sta soltanto in ciò che desideriamo ancora raggiungere. Sta anche in ciò che possiamo ancora vivere.

Non rimandare ciò che conta

Ci sono parole che rimandiamo troppo a lungo.

«Ti voglio bene.»

«Mi dispiace.»

«Avevi ragione.»

«Grazie.»

Pensiamo che arriverà il momento giusto. Ma il momento giusto non sempre arriva.

A volte una relazione si interrompe. Una persona si allontana. Una malattia cambia tutto. Una morte chiude definitivamente la possibilità di dire ciò che non abbiamo avuto il coraggio di dire.

E allora possiamo provare rimpianto. Possiamo desiderare di tornare indietro. Possiamo perfino continuare a parlare a chi non può più ascoltarci.

Ma chiedere scusa quando non possiamo più essere perdonati, o dichiarare il nostro amore quando non c’è più nessuno che possa riceverlo, non restituisce il tempo che abbiamo lasciato trascorrere.

Non significa che dobbiamo vivere nell’angoscia di perdere tutto.

Significa soltanto ricordare che ogni relazione vive nel tempo e il tempo di una relazione non è infinito.

La cura richiede tempo

Viviamo in una società che ci insegna a considerare il tempo soprattutto in termini di produttività.

Il tempo deve servire a qualcosa. Deve produrre un risultato, un guadagno, un vantaggio.

Ma ci sono tempi che non producono nulla e proprio per questo sono essenziali.

Il tempo passato con una persona anziana che racconta per la centesima volta la stessa storia. Il tempo trascorso accanto a qualcuno che soffre senza sapere come aiutarlo. Il tempo di un abbraccio, di una visita, di un silenzio condiviso.

Sono tempi che non si possono misurare con l’efficienza.

La cura è forse una delle forme più profonde con cui scegliamo di usare il tempo della nostra vita.

Perché dedicare tempo a qualcuno significa sottrarlo ad altro. Significa dire, attraverso un gesto concreto, che quella persona merita una parte della nostra esistenza.

Il tempo che resta

Non sappiamo quanto tempo abbiamo.

Ma sappiamo che, ogni giorno, una parte di quel tempo se ne va.

Forse per questo dovremmo smettere di aspettare le occasioni eccezionali per dimostrare ciò che proviamo. Non sempre avremo una seconda possibilità per fare una visita, ricucire una distanza, chiedere scusa o dire a qualcuno quanto è importante per noi.

La vita è fatta anche di futuro, di progetti e di attese.

Ma c’è una parte della vita che può essere vissuta soltanto adesso.

Il tempo che abbiamo è il luogo nel quale l’amore diventa presenza, la presenza diventa cura e la cura diventa memoria.

E forse, alla fine, non ricorderemo quante cose siamo riusciti a fare.

Ricorderemo soprattutto con chi abbiamo scelto di vivere il tempo che ci è stato dato.

Se sapessimo che non avremo un’altra occasione, continueremmo davvero a rimandare ciò che oggi possiamo ancora fare?


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Dario Polatti
Sociologo della comunicazione
Geografie dell’umano